Il karesansui (giardino secco) del Giardino Giapponese di Villa Ormond è rinato grazie all’impegno di una ventina di paesaggisti italiani guidati dal Maestro Kazuo Makioka e dall’Arch. Sachimine Masui e dal dott. Agr. Francesco Merlo.
I lavori di progettazione e realizzazione del karesansui sono avvenuti nei giorni 29-30-31 marzo durante lo svolgimento del workshop ‘Giardino Giapponese: composizione-realizzazione’ organizzato dal Dipartimento Agro.Selvi.Terr. della Facoltà di Agraria di Torino e dall’Assessorato al Verde del Comune di Sanremo, nell’ambito delle iniziative collaterali relative al XV Congresso Nazionale UBI svoltosi a Sanremo.
Il frutto del workshop è un’opera importante nel panorama internazionale dei giardini giapponesi in quanto unico giardino pubblico italiano fino ad ora progettato e realizzato sotto la supervisione del Maestro Kazuo Makioka.
Questa realizzazione nasce sull’emozione dei tragici fatti che hanno colpito il Giappone in questo ultimo mese e vuole essere, nei suoi elementi compositivi principali, un augurio e una speranza di rinascita dopo un così devastante evento naturale. Infatti, l’elemento principale della composizione, è un’isola a forma di gru (tsurujima) che fin dall’Epoca Edo in Giappone è legata al mito degli immortali e simbolo di buon augurio per il tempo futuro. La forma della gru è espressa nella composizione da quattro rocce che simboleggiano rispettivamente la testa, la coda e le ali, oltre che un pino di forma aggraziata che richiama la leggiadria e la leggerezza del volo. L’oceano in cui questa isola si trova, è alimentato da un fiume evocato da una suggestiva composizione di rocce che sembra nascere dal laghetto già esistente nel giardino giapponese di Villa Ormond. Questo ruscello immaginario solca una grande siepe polispecifica (o-karikomi in giapponese) che nel tempo chiuderà come quinta scenica il lato ovest del giardino.
Nell’oceano è presente anche un porto, in ricordo di uno degli elementi che accomuna Sanremo con Atami (città a cui Sanremo è gemellata e grazie alla quale è nato il giardino giapponese di Villa Ormond circa 20 anni fa); dal porto, si sviluppa un percorso che conduce ad una composizione classica del giardino del thè, lo tsukubai (vachetta d’acqua) con le due rocce ausiliarie su cui posare rispettivamente il secchio e la lanterna. Tutto intorno allo tsukubai troviamo una composizione di rocce che il Maestro Makioka ha voluto realizzare in memoria di un importante serie di dipinti presenti nel Tempio Kodan-ji di Kyoto. Si tratta di alcune raffigurazioni di animali antropomorfi ritratti durante alcuni giochi; le rocce così disposte vogliono ricordare gli animali raffigurati in tali dipinti, intenti a giocare in acqua, a rincorrersi e a gioire insieme. Tuttavia, così come lo stesso Maestro Makioka ha evidenziato durante il workshop, un aspetto importante del karesansui è legato al fatto che le composizioni di rocce possono essere fonte di differenti emozione per ciascuno di noi…e ciascuno di noi può ‘vedere’ nelle rocce ciò che in quel giorno, in quell’attimo ha nel proprio cuore…sapere l’intento del progettista in fondo in fondo non è così importante, l’importante è ‘rallentare’ e farsi emozionare dalla forza dinamica e narrativa delle rocce.
Autori del karesansui del giardino giapponese di Villa Ormond
Maestro Kazuo Makioka
Arch. Sachimine Masui
Dott. Agr. Francesco Merlo
Partecipanti al workshop (in ordine alfabetico)
Francesco Bevilacqua, Edoardo Cagnolati, Ezio Cammarata, Giacomo D’Amico, Ernesto Delvecchio, Francesco Delvecchio, Giovanni Battista Filipello, Silvio Andrea Garavoglia, Franco Lancio, Bruno Mazza, Giusi Mazzola, Nicoletta Olivieri, Rosanna Padrini, Ilaria Pallotta, Yan Perino, Laura Pirovano, Emanuela Somma, Raffael Tassera.

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